La fatica dell'alba
C'è un momento preciso, solitamente tra le quattro e le cinque del mattino, in cui il sonno perde ogni attrattiva. Alzarsi dal letto in quelle ore richiede una forma di disciplina che non ha molto a che fare con la passione fotografica e tutto con l'abitudine. La casa è ancora immersa nel silenzio, e fuori il mondo è solo un'ombra scura, umida e fredda.
Si esce con l'idea fissa di catturare l'alba, ma il cielo è spesso imprevedibile. A volte la fortuna è dalla tua parte e le nuvole si aprono come sipari; altre volte, la sfortuna ti regala solo una distesa grigia, impenetrabile. In quei casi, la fatica fisica si mescola a una leggera delusione, e ti chiedi se ne valga davvero la pena restare lì, al freddo, ad aspettare qualcosa che potrebbe non arrivare mai.
Tuttavia, c'è una ricompensa che va oltre l'immagine finale. È il silenzio della natura quando il giorno inizia a farsi strada. Quando finalmente il sole supera l'orizzonte, non serve sempre uno spettacolo grandioso. Basta quel primo raggio che tocca i dettagli più piccoli, che scioglie il gelo o accende i colori spenti. In quel momento, la stanchezza svanisce e resta solo la consapevolezza di aver assistito a un rito antico, ripetuto ogni giorno, e di esserne stato testimone.
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